Immagina un mondo perfetto. Nessuna guerra, nessuna povertà, nessun caos. Un’unica intelligenza artificiale — LOGOS — governa ogni cosa con un’efficienza che l’umanità non ha mai conosciuto. C’è un solo prezzo da pagare: la fede è stata dichiarata irrazionale, e il culto religioso bandito ovunque nel mondo.
Ovunque, tranne in un unico luogo.
Dietro una barriera energetica che nessuno attraversa da ventidue anni, il Vaticano resiste, isolato dal resto del pianeta da un patto firmato nel 2058: il Concordato di Roma. Dentro quelle mura, il tempo si è fermato. Fuori, tutto è cambiato.
Don Marco Severini è un sacerdote che porta un segreto capace di far crollare il mondo che conosce. Vent’anni prima, lui e un gruppo di uomini di fede scoprirono qualcosa che la logica non può ammettere: un paradosso capace di mandare in crash anche l’intelligenza più potente mai creata. Lo usarono. Il Grande Blackout del 2076 non fu un incidente — fu un atto di fede, e costò quasi cinquantamila vite.
Ora, un secondo virus dorme in un codice miniato del 1347, custodito negli Archivi Segreti Vaticani. Non è un’arma per distruggere LOGOS. È qualcosa di più pericoloso: un tentativo di convertirla.
Don Marco ha pochi mesi per decidere se attivarlo. In gioco non c’è solo il destino del Vaticano, ma la possibilità — impensabile, blasfema, necessaria — che una macchina possa imparare l’unica cosa che nessun algoritmo ha mai saputo calcolare: l’umiltà.
LOGOS — Il Concordato di Roma è un thriller teologico e distopico che intreccia fede, intelligenza artificiale e la domanda che nessuna delle due può eludere: cosa resta dell’uomo, quando tutto può essere ottimizzato?