Il 16 luglio a Napoli, nella sede di FOQUS ai Quartieri Spagnoli, è stato firmato l’atto costitutivo del primo Distretto dell’Innovazione Sociale del Mediterraneo: una rete tra Napoli, Palermo e Potenza ispirata ai 7 principi del social business di Muhammad Yunus, il “banchiere dei poveri” premio Nobel per la pace 2006, fondatore della Grameen Bank. FOQUS farà da hub metodologico, e le imprese aderenti si collegano formalmente alla rete globale degli Yunus Center. L’obiettivo dichiarato da Renato Quaglia, direttore di FOQUS: portare a 14 il numero di imprese sociali create nelle tre città entro il 2029.
Quello che mi colpisce non è la cornice — l’ennesimo distretto, l’ennesimo protocollo — ma i progetti concreti già in campo: una cioccolateria gestita da ragazzi con autismo e sindrome di Down, una sartoria sociale affidata a donne immigrate, una comunità energetica rinnovabile che trasforma i residenti da consumatori a produttori di energia, uno spazio museale immersivo gestito da giovani del quartiere. Non assistenza. Impresa, lavoro, reddito — costruiti a partire da chi di solito viene considerato un costo sociale, non una risorsa.
È il ribaltamento di prospettiva su cui insisto da anni parlando di terzo settore, ed è la stessa logica su cui abbiamo costruito OLTRE (oltresolidale.it): il problema del non profit italiano non è la mancanza di energie o di buone pratiche — ce ne sono moltissime, come dimostra Napoli — ma la loro frammentazione. Ogni cooperativa, ogni ETS, ogni impresa sociale lavora spesso in isolamento, senza un’infrastruttura che la connetta a chi ha competenze da donare, aziende con budget CSR da investire, o altre realtà che hanno già risolto lo stesso problema altrove.
Il Distretto del Mediterraneo fa esattamente questo su tre città. La domanda che mi pongo, e che pongo a chi lavora nel settore: perché aspettare che nasca un distretto fisico, con una firma e un evento con un Nobel, per fare rete? Le piattaforme digitali — penso a quello che proviamo a fare con OLTRE — dovrebbero servire proprio a questo: rendere replicabile e scalabile ciò che a Napoli è nato da un protocollo e da anni di lavoro sul territorio, senza dover ripartire ogni volta da zero in ogni città, in ogni regione. Il modello Yunus dimostra che si può fare impresa a partire dalla marginalità. La tecnologia dovrebbe essere lo strumento che lo rende accessibile ovunque, non solo dove arriva un Nobel a inaugurare un protocollo.